Reception della Clinique Anthèse a Bordeaux con due banconi e il logo sulla parete: introduce la musica di Music Eye View per cliniche e spazi dedicati al benessere.

Clinique Anthèse

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La dottoressa Emma Lavocat e il dottor Romain Lavocat hanno concepito la loro clinica di chirurgia estetica a Bordeaux come una casa, quasi un boutique hotel. Insieme abbiamo creato tre programmi musicali per l’arrivo, i trattamenti e il riposo.

Il loro desiderio di «non eccedere mai» guida la nostra ricerca: voci scelte per la loro grana, arrangiamenti che lasciano respirare, una presenza che si fa via via più leggera. La musica di sottofondo (BGM, acronimo di Background Music) si ritrae, lasciando alle personalità di Emma e Romain Lavocat il compito di esprimere pienamente il carattere di Anthèse.

© Anthèse

Bordeaux · Salute e benessere

A Bordeaux, la dottoressa Emma Lavocat e il dottor Romain Lavocat desideravano che Clinique Anthèse avesse il calore di una casa, quasi di un boutique hotel, dove l’arrivo, i trattamenti e il riposo si susseguissero con naturalezza. Music Eye View traduce in un’identità sonora il loro principio guida: «mai eccedere». Tre programmi accompagnano con la musica di sottofondo la hall, le sale di trattamento e le aree di recupero: voci scelte per il timbro, arrangiamenti che lasciano respirare la musica e una presenza musicale sempre più discreta, dall’arrivo ai trattamenti fino al recupero.

Anthèse, con i suoi tempi

In Rue du Colisée, nel cuore di Bordeaux, Anthèse è la clinica di chirurgia estetica aperta dai dottori Emma e Romain Lavocat. L’hanno concepita come una casa, quasi un boutique hotel in cui vorrebbero soggiornare loro stessi. Si sviluppa su tre piani.

Materiali, colore, luce, arredi e profumo creano un’accoglienza dal carattere preciso. Il bancone e i salotti rafforzano la sensazione di un interno vissuto. L’assistenza clinica resta al centro; attorno, Emma e Romain hanno costruito il proprio modo di accogliere le persone.

Romain parla di semplicità. Emma lo esprime così: «non eccedere mai». Questo senso della misura, condiviso da Emma & Romain, attraversa Anthèse.

La sua identità musicale avrebbe dovuto esserci senza insistere.

Una clinica, un boutique hotel

Quando ci parliamo per la prima volta, nel 2022, Anthèse sta ancora prendendo forma.

Pascale ed Éric sono a Mauritius per lavoro quando comincia la prima vera conversazione con Romain. Per un’ora e mezza, lui racconta il luogo che sta creando con Emma, i loro gusti, le intenzioni e il ruolo che immaginano per la musica, fino alle sale trattamenti.

La conversazione è viva, precisa, immediata.

Emma si unisce presto al dialogo. Anthèse si fa nitida attraverso due voci, mentre Pascale ed Éric cominciano a immaginare come dovrebbe suonare.

L’incontro ci riporta anche a una domanda che ci accompagnava da tempo: quale posto potrebbe avere la musica in un ambiente di cura?

Negli ospedali, nei pronto soccorso e nelle sale d’attesa che avevamo conosciuto, il paesaggio sonoro era spesso lasciato al caso: silenzio imposto, un televisore acceso, notizie a ciclo continuo con scritte e avvisi.

Anthèse ci ha dato la possibilità di esplorare questa domanda nella pratica.

La musica avrebbe dovuto esprimere Anthèse nella sua interezza.

Note e silenzi

Mentre Emma e Romain ci raccontavano Anthèse, tornava la stessa impressione: in nessuno dei due si avvertiva mai nulla d’insistente.

Il loro gusto era esigente, mai ostentato. Il luogo che immaginavano aveva la stessa eleganza discreta, lo stesso modo di lasciare esistere materiali, colori e luce senza richiamare l’attenzione.

È allora che abbiamo cominciato a sentire Anthèse.

Volevamo che la musica conservasse lo stesso senso dello spazio, della chiarezza e della misura, qualità che appartengono a Emma e Romain quanto al luogo che hanno creato.

Questo ci ha portati verso melodie che si posano senza insistere, arrangiamenti che lasciano respirare la materia, voci che trovano esattamente il proprio posto.

Le voci sono diventate uno dei fili più delicati della ricerca. Le abbiamo scelte per la loro limpidezza, per la finezza della grana di ciascuna, talvolta per registri più acuti che sollevano la trama musicale. Ognuna ha il proprio carattere; tutte condividono la capacità di posarsi nello spazio senza riempirlo.

Poco a poco, la musica ha cominciato a somigliare al luogo che stavamo scoprendo con Emma e Romain.

Eleganza senza ostentazione. Luce nel timbro. Spazio attorno alle voci e agli strumenti. «Eleganza, luce, spazio»: queste parole non hanno preceduto la musica. Hanno dato un nome a ciò che già sentivamo in Anthèse.

Lasciare respirare la musica, fino ai silenzi.

Il ritmo di Anthèse

Anthèse si sviluppa su tre piani; la visita si articola in tre momenti. La musica segue tre ritmi, che scorrono l’uno nell’altro, ciascuno accordato a uno spazio.

Il primo comincia nella lobby: da Anthèse, il respiro inizia a rallentare. Un libro d’arte aperto accanto, un caffè o un tè a portata di mano. Nulla è imposto; il luogo, semplicemente, accoglie.

Poi arriva il trattamento. La musica si apre: le melodie si fanno più discrete, le trame sonore occupano più spazio, e così i silenzi.

Infine arriva il riposo. La musica si fa eterea, la pulsazione arretra, gli strati sonori si distendono. Da Anthèse, questo terzo momento sembra quasi sospeso fuori dal tempo.

Lobby

Emiliana Torrini, Blue States e Devendra Banhart portano in superficie il lato più melodico di Anthèse: linee morbide, voci intime come una conversazione, un mondo sonoro abbastanza aperto da lasciarsi attraversare dalla luce del luogo. La musica fa spazio a un tempo senza fretta.

Sale trattamenti

La musica si raccoglie verso l’interno. Con Bruno Sanfilippo, Goldmund e Henrik Lindstrand, l’elettronica privilegia trame, risonanze e motivi che si sviluppano lentamente. A volte la melodia arretra dietro la materia sonora; gli attacchi si addolciscono, compaiono i silenzi. La musica crea uno spazio più interiore.

Sala di riposo post-trattamento

Broken Peak, Hatsu e Matt Tondut si avvicinano a un mondo sospeso, irreale, etereo, sostenuto da un’elettronica ambient in cui gli strati si distendono, le risonanze indugiano e la pulsazione si allontana. La musica sembra quasi staccata dal tempo, creando una sensazione di raccoglimento.

Tre flussi. Una sola identità.

La partitura continua a scriversi

Dal 2022 continuiamo ad ascoltare Anthèse insieme a Emma e Romain.

Torniamo ad Anthèse, pranziamo con Emma e Romain, a volte condividiamo un drink. Tra un incontro e l’altro, un messaggio prosegue una conversazione o permette a un’idea di mettere radici.

Parliamo di musica, certo, ma a dire il vero non poi così tanto.

Parliamo di progetti, idee, una scoperta, una mostra, un luogo, un’intuizione: tutto ciò che dà forma allo sguardo di Emma e Romain. Poi torniamo ai brani che, con naturalezza, si perderanno negli spazi di Anthèse.

Anthèse evolve; la sua melodia la segue.

Ci piace l’idea del cambiamento nella continuità: conservare ciò che rende unico il luogo lasciandolo libero di cambiare. La prosa musicale di Anthèse può divagare senza mai smarrirsi, guidata dalla memoria delle scelte passate, una partitura scritta nel tempo.

Torniamo. Ascoltiamo. Parliamo. Affiniamo.

«La nostra identità musicale fa parte dell’esperienza del luogo. Music Eye View le ha dato vita con la discrezione e l’attenzione che caratterizzano il suo modo di lavorare.»

Emma & Romain Lavocat · Medici e titolari di Clinique Anthèse, Bordeaux