Esterno di Château Jeanne & The Forest a Chantilly, parte di 369° Hôtels-Maisons, con una selezione musicale curata da Music Eye View.

369° Hôtels-Maisons

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Dal 2020, la fiducia di 369° ci accompagna da una maison all’altra, dalle Alpi francesi a St Barth. Definiamo una direzione condivisa per i nostri programmi musicali dedicati agli hotel, poi la decliniamo in modo diverso per rispecchiare il carattere di ogni boutique hotel e la vita che lo anima.

L’altitudine, la luce, le stagioni e la personalità di ogni maison orientano le nostre scelte verso nuove direzioni. Echi di Francia incontrano la musica d’Inghilterra; altrove, il repertorio si apre all’Italia o ai Caraibi. La musica di sottofondo (BGM, acronimo di Background Music) diventa una firma musicale, dando a ogni indirizzo un accento proprio e mantenendo il filo che li unisce tutti.

Francia · Ospitalità

Dal 2020 lavoriamo con i boutique hotel della collezione 369° Hôtels-Maisons, dalle Alpi francesi a Saint Barth. Ognuno ha il proprio carattere, i propri ritmi stagionali e un modo personale di accogliere gli ospiti.

Music Eye View crea un’identità sonora condivisa per la collezione, in cui il patrimonio musicale francese incontra influenze inglesi, italiane e caraibiche. Ogni struttura ha un suono distintivo, con un filo musicale comune che le attraversa tutte.

Un incontro da 369°

Nel 2020, una nostra studentessa di Sciences Po, amica di Inès Pénari, ci presenta. È convinta che i nostri mondi debbano incontrarsi. Ha ragione.

Nella prima conversazione, Inès ci parla di un castello vicino a Chantilly, di ciò che potrebbe diventare e del posto che la musica potrebbe trovarvi. Ben presto il dialogo va oltre il motivo della presentazione. Scopriamo un modo comune di avvicinarci a un progetto: coglierne la direzione, verificarne la coerenza, dargli una forma precisa.

Da questo sguardo condiviso nasce la fiducia. È ciò che dà alla nostra relazione la libertà, la schiettezza e la qualità del dialogo che da allora accompagnano ogni collaborazione.

L’identità sonora avrebbe dovuto dare voce a ciò che il luogo stava per diventare.

Dare voce a Jeanne

La nostra prima collaborazione comincia a Château de Montvillargenne, vicino a Chantilly. Il luogo sta assumendo un nuovo carattere e, insieme, prende forma una personalità: Jeanne.

Presto, il castello porterà il suo nome: Jeanne & The Forest.

Jeanne attraversa le epoche con disinvoltura. Libera, curiosa e colta, costruisce il suo mondo per affinità: incontri, oggetti, voci e scoperte. Il suo gusto prende forma come una conversazione sempre aperta.

A Montvillargenne andiamo e veniamo. Le giornate con Inès e i team di 369° si prolungano volentieri a colazione, pranzo, cena, talvolta con una notte sul posto. Le conversazioni cambiano ritmo con le ore; parliamo del luogo, di musica, di ciò che vi accade, di ciò che potrebbe ancora trovarvi spazio.

Man mano che la maison ci diventa familiare, torna una domanda: che cosa vorrebbe davvero far ascoltare a casa propria una persona come Jeanne?

Cominciamo ad ascoltare con Jeanne, per Jeanne.

Ascoltare da un altro punto di vista

Il primo passo è spostare lo sguardo. Ascoltare dal punto di vista dell’altro, così a fondo che le sue affinità, curiosità e intuizioni diventino il vero punto di partenza di ogni scelta.

Da lì, l’inaspettato può suonare giusto: un’opera nuova, un abbinamento insolito, un orizzonte che si apre. Nulla viene imposto: la proposta si ferma sulla soglia dell’altro, lasciandogli la libertà di accoglierla o lasciarla passare.

Le maison disegnate da Chantal Peyrat aprono un’altra via all’ascolto.

Negli interni che crea per 369°, materiali, colori e accostamenti inattesi formano una grammatica visiva che alimenta la nostra lettura musicale. Una texture suggerisce un timbro particolare; una certa luce chiede più spazio; un contrasto visivo suggerisce un abbinamento più incisivo tra le opere. Man mano che queste corrispondenze si precisano, scopriamo un altro volto di Jeanne: nelle affinità che la attraversano, nelle culture che riunisce, negli orizzonti che lascia aperti.

Jeanne prende forma nell’incontro tra queste influenze: una sensibilità francese attratta dalla musica inglese.

Una parte di questo paesaggio nasce dall’incontro fra il gusto per la lingua francese e melodie, arrangiamenti e orchestrazioni d’oltremanica. Serge Gainsbourg è stato una figura fondatrice; Étienne Daho ha prolungato quella tensione melodica e quell’eleganza in una forma più orientata al pop.

Il tempo cambia le forme ma mantiene vivo lo slancio: una scrittura musicale in francese disposta a lasciarsi attrarre altrove. Adrien Gallo, Barbagallo, Mattyeux, Julien Baer, Berry e Constance Amiot proseguono ciascuno a proprio modo questa apertura.

Da una maison all’altra, anche il nostro modo di ascoltare deve cambiare.

Sotto un’altra luce

Erik Satie immaginava la musique d’ameublement, quasi una tappezzeria sonora: musica abbastanza presente da trasformare uno spazio, abbastanza discreta da lasciare che la vita proseguisse. Da 369°, questa presenza conserva qualcosa di quell’idea, continuando però a invitare all’attenzione.

Può restare a lungo ai margini dell’attenzione, poi farsi improvvisamente nitida attraverso una voce, un timbro, un passaggio. Questo spostamento ci interessa quanto la musica stessa: il momento in cui ciò che accompagnava semplicemente un luogo comincia a cambiarne la percezione.

Questa presenza si adatta a ciò che cambia davvero. L’altitudine, la luce, la stagione e la memoria di un luogo modificano il nostro modo di ascoltare. Megève e Courchevel condividono un paesaggio di montagna, ma l’inverno ha un carattere diverso in ciascuna. Saint-Tropez e Saint-Barth condividono il sole, senza condividere lo stesso orizzonte.

Il filo di 369° sta nel riconoscere queste differenze senza perdere ciò che lo sostiene: curiosità, eleganza negli accostamenti, attenzione al luogo. La grammatica resta. Ogni maison cambia accento.

La montagna

La montagna definisce la cornice; ogni maison ne offre la propria lettura.

A Megève, Mamie Megève porta nel presente una memoria condivisa: un ritornello familiare può affiancare canzoni più recenti conservando tutta la sua carica emotiva.

L’Arboisie segue un’altra strada, più orientata verso artisti indipendenti, scelte meno scontate e scoperte.

Alpen Valley e Écrin Blanc condividono la montagna, ma non esattamente lo stesso modo di ascoltare. L’orizzonte resta; ogni maison ne ridisegna la linea.

Il mare

La luce del sole unisce Saint-Tropez e Saint-Barth. La musica rende udibile la distanza tra loro.

A La Tartane, la Riviera guarda verso l’Italia; i repertori francese e italiano si rispondono, anche in alcune espressioni dell’elettropop contemporaneo.

A Le Tropical, il filo francese si apre ai Caraibi e al Sud America; cambia la grana, si spostano i ritmi, diventano possibili nuove affinità.

Il luogo ridisegna affinità e accostamenti, il modo in cui un’opera trova posto accanto a un’altra. A questo grado di precisione, il senso del luogo diventa musica.

Con il moltiplicarsi delle maison, l’ascolto diventa cultura.

Essere padroni della propria voce

Una mattina a Le Tropical, a Saint-Barth, bastano poche battute per riconoscere un brano che quasi tutti conoscono. Scelto spontaneamente dal team, non fa parte del programma musicale della maison.

La domanda allora si sposta dal gusto alla pertinenza. Alle otto del mattino, in un luogo che sembra quasi un giardino dell’Eden, questa musica esprime davvero ciò che la maison vuole far sentire, qui, in questo preciso momento?

È in questo spostamento che prende forma la governance. Tra maison, stagioni e conversazioni circola la stessa attenzione. Mette in relazione gli sguardi, affina le scelte e lascia a ogni luogo il proprio accento.

Dal 2020 costruiamo insieme questo modo di ascoltare, attraverso conversazioni e ore trascorse sul posto. La musica segue l’evoluzione delle maison.

Gli anni passano; le maison aprono e riaprono. Ognuna conserva il proprio accento; tutte condividono la stessa sensibilità per ciò che suona giusto.

Un invisibile filo d’Arianna collega un indirizzo all’altro.

«Ogni hotel racconta una storia unica.»

369° Hôtels-Maisons