Shanghai · Gastronomia
A Le Comptoir de Pierre Gagnaire, il ristorante con una stella Michelin del Capella Shanghai, sono i gusti musicali dello chef a dare forma all’identità sonora. La playlist sul telefono di Pierre Gagnaire è stata il punto di partenza per la musica di sottofondo del ristorante. Music Eye View arricchisce le sue scelte con nuove scoperte e definisce una direzione musicale in sintonia con l’architettura, il ritmo del servizio e l’esperienza dell’alta cucina.
Il marchio
Capella Shanghai, Jian Ye Li
La nostra storia con Capella Shanghai è iniziata nel 2017, quando l’hotel ha aperto nelle case shikumen di Jian Ye Li. Queste abitazioni degli anni Trenta portano ancora con sé il lungo dialogo tra Shanghai e l’Occidente; restaurate nel cuore di Xuhui, ne conservano la memoria pur appartenendo pienamente al presente. Fin dall’apertura, Music Eye View ha dato forma alla musica nei diversi spazi dell’hotel, compreso Le Comptoir de Pierre Gagnaire.
La richiesta del 2025 cambia la natura del nostro ascolto. Conoscere il luogo non basta più: la musica deve ora riflettere più da vicino la personalità dello chef di cui il ristorante porta il nome.
Conoscevamo già la cucina di Pierre Gagnaire. In rue Balzac scopriamo un uomo di straordinaria dolcezza, la cui umanità si manifesta senza bisogno di essere dichiarata. Ascolta con attenzione, lascia arrivare le parole, accoglie le svolte della conversazione; lo sguardo si accende, affiora l’umorismo, un aneddoto ne apre un altro. Pierre Gagnaire parla della cucina in modo poetico, ma per lui la poesia va ben oltre i fornelli: vive nel modo in cui parla di una canzone, di un incontro, di un ricordo, talvolta di quasi nulla.
La sua cucina gli somiglia. Conserva lo stesso gusto per la sorpresa e la stessa libertà di spostare appena ciò che pensavamo di conoscere, senza mai forzare nulla.
È questa la presenza che la musica di Le Comptoir deve rendere udibile a Shanghai.
Ciò che la memoria custodisce
© Capella Shanghai, Jian Ye Li
Il progetto
Le Comptoir de Pierre Gagnaire
Il telefono di Pierre Gagnaire passa dall’uno all’altro. La sua playlist sembra quasi uno degli inventari di Prévert: opere di epoche e luoghi diversi, quelle che porta con sé, quelle a cui il tempo ha dato un posto particolare e che, brano dopo brano, compongono una memoria profondamente personale.
Man mano che appaiono, cominciamo a cogliere una sensibilità: il gusto per la melodia, per le voci intime, per una lieve malinconia che sa restare luminosa.
Éric ascolta con quel piacere particolare che accompagna l’inizio delle ricerche musicali più appaganti: immaginare il brano che Pierre Gagnaire non conosce ancora, quello che potrebbe entrare con naturalezza nel suo paesaggio senza turbare ciò che già vi abita.
L’idea è semplice: arricchire la sua playlist personale, fargli scoprire artisti e melodie che potrebbe voler tenere vicini; poi lasciare che quella stessa musicalità esca dal telefono, attraversi la distanza e trovi posto tra gli ospiti seduti a Le Comptoir.
Per quasi due mesi ci scambiamo idee e playlist. Pierre Gagnaire ascolta, risponde, commenta. Alcune opere restano, altre ci rimettono alla ricerca. La conversazione continua attraverso la musica.
Il piacere di condividere le scoperte diventa la nostra bussola
© Capella Shanghai, Jian Ye Li
Identità sonora
Verso nuovi orizzonti
Partiamo dalla playlist personale di Pierre Gagnaire, dalle nostre conversazioni, da ciò che le sue scelte rivelano oltre i decenni da cui provengono. L’obiettivo è prolungarne la sensibilità, andando oltre la semplice riproduzione dei suoi contorni.
La musica del cinema francese degli anni Settanta apre una strada naturale. Philippe Sarde vi trova posto: le sue partiture tengono insieme misura e lirismo, memoria e inquietudine, con un’eleganza che attraversa il tempo.
Attorno a questo materiale cominciano ad apparire Airelle Besson, Birds on a Wire e una generazione più giovane di artisti francofoni. Le generazioni smettono di essere soltanto date; si rispondono attraverso timbri, inflessioni, modi di abitare una melodia o di lasciar respirare una frase musicale.
Diverse di queste opere sono nuove per Pierre Gagnaire e, semplicemente, gli piacciono. Una nuova melodia trova posto accanto a musica amata da anni, con una facilità tale che la scoperta assomiglia quasi a un riconoscimento.
Il territorio che emerge rimane profondamente legato alla sua sensibilità, pur essendo capace di vivere lontano da lui.
A Shanghai.
Da Parigi a Shanghai
© Capella Shanghai, Jian Ye Li
Programmazione musicale
Variazioni e sfumature
La giornata a Le Comptoir si sviluppa in due colori musicali. Al mattino, dalle 6:00 alle 11:00, e poi all’ora del tè, dalle 14:00 alle 18:00, le canzoni in francese accompagnano le ore più leggere. A pranzo, dalle 11:00 alle 14:00, e di nuovo a cena, dalle 18:00 alle 22:00, entra in scena il programma distintivo nato dalle nostre conversazioni con Pierre Gagnaire.
Colazione
Alex Beaupain, François Atlas e Barbara Carlotti portano nelle prime ore della giornata una vena luminosa di chanson francese, in cui le parole sembrano arrivare insieme alla luce.
Pranzo
Birds on a Wire, Chilly Gonzales e Ibrahim Maalouf fanno viaggiare la melodia tra voce, pianoforte e ottoni, conservando l’intimità di Le Comptoir.
Ora del tè
Con Alexia Gredy, Barbagallo e Cascadeur, il pomeriggio prende una piega più onirica; la musica si sposta appena, quanto basta a cambiare la luce.
Cena
La sera, Jay-Jay Johanson, Kza e Philippe Sarde portano un’eleganza più notturna; il cinema non è mai lontano, e nemmeno la melodia.
Con il procedere dell’ascolto, i riferimenti contano meno della continuità emotiva che li lega: scegliere un’opera per ciò che porta con sé, metterla accanto a un’altra perché condividono un’affinità forse difficile da nominare, ma immediatamente percepibile.
Da un tavolo di Le Comptoir, vorremmo che questa sequenza conservasse un senso di intimità, come se fosse stato Pierre Gagnaire in persona a scegliere i dischi. Lo si può quasi immaginare mentre ne prende uno, lo posa con cura sul giradischi e lascia entrare la musica nella sala prima di scegliere il successivo.
Questa immagine è soltanto nostra; la sensazione che porta con sé è esattamente ciò che la programmazione musicale cerca di preservare.
L’accostamento apre nuove profondità
© Capella Shanghai, Jian Ye Li
Governance
Il viaggio continua
Pierre Gagnaire è entusiasta della programmazione musicale, che trova il suo posto anche a Shanghai.
Ne siamo semplicemente felici.
Per ringraziarci, Pierre Gagnaire ci invita a pranzo nel suo ristorante di rue Balzac. Il pasto ha la stessa finezza della sua conversazione: precisione, dolcezza, una libertà che non cerca mai l’effetto e lascia all’emozione il tempo di arrivare.
La musica ritorna naturalmente. Pierre Gagnaire ci racconta incontri con musicisti celebri, ricordi e aneddoti raccolti negli anni; la conversazione divaga, torna sui suoi passi, prende un’altra direzione, e ritroviamo quella poesia così personale che ci aveva colpiti nel primo incontro.
Il programma di Shanghai esiste già. Non resta più nulla da decidere. Anche tra noi, la musica può rimanere ciò che è: un piacere condiviso, un modo per far circolare opere e storie, per tenere viva una conversazione.
Iniziata a Shanghai nel 2017, questa storia ci porta nel 2025 alla playlist che Pierre Gagnaire tiene sul telefono; da quella playlist a nuove opere; da Parigi fino a Shanghai.
La sera, a Shanghai, mentre i brani della playlist si susseguono, la loro sequenza può conservare una traccia del gesto originario: scegliere un’opera per una persona, con la semplice speranza che le dia piacere.
La conversazione continua…
«In cucina, come nella musica, il desiderio è suscitare emozioni.»
Pierre Gagnaire




